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Parlando con le persone che abitualmente seguono le nostre visite, ci siamo resi conto che c’è una necessità, un desiderio, di “entrare” anche nei luoghi divenuti simboli sociali della nostra città.
Gli edifici non sono solo involucri, ma strutture spesso foriere di esperienze formative, il più delle volte inedite per il grande pubblico.
Il Carcere di San Vittore rappresenta, forse più di tutti gli altri, questo sentire. E’stato costruito dopo l’Unità d’Italia sull’area dello scomparso monastero cappuccino di San Vittore agli Olmi. Il modello di riferimento è quello del filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham, inventore del Panopticon, a cui si sono ispirati tutti gli architetti dalla seconda metà del Settecento in poi. Il concetto della progettazione è di permettere ad un sorvegliante di osservare (opticon) tutti (pan) i soggetti di una istituzione carceraria senza permettere a questi di capire se sono in quel momento controllati o no. Il nome si riferisce anche a Argo Panoptes della mitologia Greca: un gigante con un centinaio di occhi e considerato quindi un perfetto guardiano.
Una visualità a 360° per l’esercizio del potere assoluto. Saremo ricevuti e accompagnati nel nostro percorso da un poliziotto penitenziario, da un educatore e probabilmente da un carcerato. Arriveremo al cuore della struttura carceraria, la torre, il panopticon, da cui si dipanano i sei raggi di detenzione.
Ci recheremo poi nella sezione di detenzione femminile dove, le carcerate - grazie ad un percorso formativo legato alla produzione del cibo gestito da una cooperativa in collaborazione con il carcere - organizzeranno per noi un aperitivo in un giardino sorprendente (in caso di maltempo l’aperitivo si svolgerà all’interno). Questi eventi hanno chiaramente uno scopo riabilitativo e di avvicinamento della popolazione locale alle situazioni sociali presenti in città. Le carcerate parteciperanno all’aperitivo.