Il carcere di Bollate, oltre le mura - miguidi

Il carcere di Bollate, oltre le mura

Regular price
Sold out
Questa soluzione non è disponibile al momento
Sale price
€0,00
Unit price
per 
Tax included.

NESSUNA VISITA ATTUALMENTE IN PROGRAMMA

Scrivici e chiedici di riprogrammare questa visita!

Il trattamento carcerario deve servire ad evitare che i detenuti una volta usciti riproducano gli stessi atteggiamenti per i quali sono stati reclusi ed il carcere vanta un numero bassissimo di recidive. Il percorso di cura è orientato a rielaborare il reato commesso in maniera da prenderne coscienza e assumersene la responsabilità e anche chi ha commesso fatti gravissimi difficilmente li ripete una volta fuori. Nel carcere lavorano psicologi, psicoterapeuti, criminologi, che svolgono corsi educativi e di prevenzione improntati a gestire lo stress e il controllo del proprio corpo mediante arte terapia e colloqui di gruppo. Il trattamento prosegue anche all’esterno con i familiari dei condannati per prepararli al rientro a casa dei detenuti. 

Il corridoio del carcere di Bollate non ha sbarre e nemmeno cancelli da aprire con pesanti mazzi di chiavi; i detenuti circolano liberamente con un tesserino al collo dove c’è scritto il nome, da dove vengono e dove vanno. Questo serve a dare un senso alle loro giornate, fatte di lavoro al ristorante gourmet aperto a tutti oppure all'asilo nido frequentato dai figli delle detenute, degli agenti penitenziari e soprattutto delle famiglie della zona, anche per far fronte alla carenza di asili nella città di Milano. Nei capannoni del carcere si coltivano piante, si allevano cavalli, si lavora e si riceve un regolare stipendio con ferie e permessi premio. All’interno dell’istituto ci sono 8 palestre, un campo sportivo, 3 biblioteche, un teatro, 5 laboratori, un’officina e 5 aule studio, dove si svolgono regolarmente corsi di ogni genere: alfabetizzazione, scuole secondarie e università.

Il direttore del carcere Massimo Parisi tutti i giorni tiene riunioni e confronti con i suoi collaboratori per cercare di trovare nuove strategie per migliorare la vita dei carcerati. Il suo sogno è che tutti i reclusi passino le giornate a lavorare o impegnati nel volontariato e che le aziende usino il carcere per dare impiego e offrire formazione lavorativa senza nessun pregiudizio. Sono più di 200 i carcerati che la mattina si svegliano, escono dal carcere, vanno a lavorare e la sera tornano a dormire dietro le sbarre e altri fanno i volontari dentro e fuori. Le recidive sono meno del 20% e nel carcere lavorano un numero molto basso di agenti penitenziari insieme a diverse cooperative che danno uno stipendio regolare agli impiegati.

Torna su