Il tesoro nascosto: il museo Mangini-Bonomi

Il tesoro nascosto: il museo Mangini-Bonomi

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Questo è dunque lo scopo di un Museo unico nel suo genere, che l’imprenditore immobiliare milanese Emilio Mangini ha intensamente voluto e che possiamo considerare quale atto di recupero delle testimonianze e conquiste delle civiltà del passato, che la patina del tempo e la frenesia del vivere d'oggi sta sommergendo e spesso cancellando. 

Varcando la porta della Fondazione si ha come la sensazione di entrare in contatto con un grande tesoro ben custodito, pronto a svelarsi ai nostri occhi. Uno scrigno nascosto, intessuto nella rete di una città che sembra voler trattenere gelosamente le proprie meraviglie, spesso celate da un cancello discreto. 

Un silenzio quasi “necessario” accompagna la visita all’interno delle sale dell’edificio, nel quale quattromila oggetti rubano la curiosità del visitatore trasformandola in quel motore di meraviglia che avvicina alla scoperta di epoche sconosciute e che fa riaffiorare alla memoria ricordi di tempi passati, vissuti o studiati, che qui riemergono nel senso di un’umanità che vive. Quello che si ritrova all’interno di questa Casa Museo è il risultato di una vita passata a viaggiare per l’Europa, alla ricerca di quegli oggetti capaci, con la propria presenza, di far emergere la vita di un’umanità variegata, fatta di calzolai e contesse, di contadini e di monache, di guerrieri e di damine. 

Ecco quindi che a fianco ad un’oliera in vetro di Murano del Seicento francese, si trovano litri e mezzi litri in vetro per la raccolta del latte, e accanto all’ormai introvabile, quanto indimenticabile, FLIT (insetticida in latta del secolo passato) è esposta una rarissima ghironda del XVIII secolo, vera preziosità di legni pregiati.

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