Mostra Caravaggio a Milano - miguidi

Mostra Caravaggio a Milano

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L’esposizione sarà un’occasione unica per ammirare alcuni grandi capolavori del pittore conservati nei più importanti musei del mondo e riuniti nelle sale di Palazzo Reale.

Caravaggio nacque a Milano alla fine del settembre 1571, da Lucia Aratori e Fermo Merisi, nativi del paese di Caravaggio, ma trasferitisi a Milano forse perché l’uomo esercitava la professione di magister nelle chiese milanesi. Da Milano la famiglia scappò durante la peste del 1577, per tornare al paese d’origine. Rimasto orfano di padre, Michelangelo tornò nella grande città dove nel 1584 venne mandato a bottega dal pittore manierista Simone Peterzano. Nel 1592 il giovane artista lasciò definitivamente la Lombardia per trasferirsi a Roma, forse dopo un soggiorno in terra veneta che gli permise di unire la maniera dei pittori lombardi Savoldo, Moretto e Romanino allo stile della pittura veneziana di Giorgione, Tiziano e Tintoretto.

A Roma la sua fama crebbe rapidamente, anche grazie alla protezione del cardinal Francesco Maria Del Monte che, rimasto affascinato dalla sua arte, acquistò numerose sue opere e lo prese al suo servizio. Fu grazie a questi contatti con la nobiltà romana che ricevette una serie di importanti commissioni tra cui le tre grandi tele con la vita di San Matteo per la cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, La Crocefissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo per Santa Maria del Popolo e la Morte della Vergine per la chiesa di Santa Maria della Scala.
Ma se il suo pennello gli procurava ammirazione sempre più grande, il suo carattere irrequieto gli causò problemi sempre maggiori fino al drammatico omicidio nel 1606 del rivale, Ranuccio Tommasoni, che gli costò una condanna per decapitazione e lo costrinse alla fuga.

Gli ultimi anni Caravaggio li trascorre spostandosi tra Napoli, Malta e la Sicilia, dipingendo tele sempre più cupe e procurandosi una serie di nemici fino al tragico epilogo nell’estate del 1610 a Porto Ercole.

Una vita irrequieta che però seppe creare quella maniera unica la cui cifra stilistica fu da Giulio Carlo Argan individuata nel Realismo drammatico che porta il divino a rivelarsi negli umili.

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